Pozzo artesiano o freatico: autorizzazioni, documentazione e costi



Categoria dell'articolo: Ingegneria

Questioni e tematiche tecniche o teoriche riguardanti l’ingegneria edile, civile e marittima.





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Pozzo artesiano o freatico: autorizzazioni, documentazione, spese ed oneri da pagare per essere in regola con la legge per l’utilizzo di acque sotterranee a uso domestico.


Un pozzo per attingere acqua sia per casa, ma probabilmente sopratutto a uso irriguo è essenziale soprattutto per chi vive in campagna o in abitazioni con ampi giardini o per chi coltiva l’orticello. Il problema si pone sopratutto nelle zone meno piovose e nella stagione estiva. Non da meno, un pozzo, con acqua delle dovute caratteristiche, potrebbe servire a riempire una piscina o un laghetto in qualche bella villa, senza dover usare quella dell’acquedotto comunale. Molti Comuni inoltre vietano di irrigare le aree a verde circostanti l’abitazione proprio nei mesi in cui queste ne hanno maggior bisogno.

Pozzo artesiano o freatico

Pozzo

Tipologie fondamentali di pozzi: pozzo artesiano e pozzo freatico

La differenza tra i due tipi di pozzi è essenzialmente dettata dalla falda in cui si va ad attingere l’acqua: la falda artesiana e la falda freatica, per l’appunto.

Pozzi e falde

Pozzi e falde

Un pozzo artesiano consiste in un foro scavato generalmente ad alta profondità, (10 – 100 metri) e di ridotto diametro (10 – 100 cm). Il principio su cui si fonda il funzionamento dei pozzo artesiano è quello dei vasi comunicanti: è probabile che non sarà necessaria nemmeno un pompa per far risalire l’acqua in superficie. Questo avviene perchè la falda artesiana è in pratica un vasto lago sotterraneo, confinato tra due strati impermeabili di terreno. Spesso l’acqua è “vecchia” di centinaia se non di migliaia di anni.

Il pozzo freatico, si caratterizza per il suo grande diametro (1 – 5 metri) e profondità limitata (2 – 20 metri). Generalmente è tutto rivestito di mattoni o di calcestruzzo: in pratica si tratta di una cisterna interrata che raccoglie l’acqua della falda freatica. Quest’acqua è “giovane” ed  è tendenzialmente dovuta alle piogge della stagione invernale precedente che penetrano e scorrono nel primo strato impermeabile del terreno verso valle.

La normativa nazionale per i pozzi

La normativa di riferimento è il Regio Decreto 11 dicembre 1933 n.1775. All’ art. 1 si legge:

“Sono pubbliche tutte la acque sorgenti, fluenti e lacuali, anche se artificialmente estratte dal sottosuolo, sistemate o incrementate, le quali, considerate sia isolatamente per la loro portata o per l’ampiezza del rispettivo bacino imbrifero, sia in relazione al sistema idrografico al quale appartengono, abbiano od acquistino attitudini ad usi di pubblico generale interesse…”;

all’art. 2:

“Possono derivare ed utilizzare acqua pubblica […] coloro che ne ottengono regolare concessione, a norma della presente legge…”.

Tuttavia art. 1 del D.P.R. n.238 del 18 febbraio 1999 si legge:

“Appartengono allo Stato e fanno parte del demanio pubblico tutte le acque sotterranee e le acque superficiali, anche raccolte in invasi o cisterne”

e all’art 23, comma 4 del D. Lgs. 152/99 e succ. mod.:

“….è vietato derivare o utilizzare acqua pubblica senza un provvedimento autorizzativo o concessorio dell’Autorità competente”.

In definitiva le acque sotterranee e quelle superficiali appartengono allo Stato e fanno parte del demanio pubblico. Già nell’art. 822 del Codice Civile si legge che :

“Appartengono allo Stato e fanno parte del demanio pubblico il lido del mare, la spiaggia, le rade e i porti; i fiumi, i torrenti, i laghi e le altre acque definite pubbliche dalle leggi in materia; le opere destinate alla difesa nazionale”.

Come chiaramente specificato dall’art. 93 del R. D. 1775/33 :

“Il proprietario di un fondo, anche nelle zone soggette a tutela della pubblica amministrazione, a norma degli articoli seguenti, ha facoltà, per gli usi domestici, di estrarre ed utilizzare liberamente, anche con mezzi meccanici, le acque sotterranee nel suo fondo, purché osservi le distanze e le cautela prescritte dalla legge. Sono compresi negli usi domestici l’innaffiamento di giardini e orti inservienti direttamente al proprietario ed alla sua famiglia e l’abbeveraggio del bestiame”.

La legge quindi concede l’autorizzazione al proprietario di un fondo di estrarre liberamente le acque sotterranee, fatte salve distanze da confini e fabbricati e tubature, cavi elettrici, etc, se ad “uso domestico“.

Il pozzo a “uso domestico”

Si ricorda che il pozzo è ad “uso domestico“, secondo la legge nazionale, è tale quando l’acqua prelevata è destinata ad uso igienico per l’alimentazione di bagni, docce o lavandini, per l’irrigazione in generale (giardini, orti, allevamenti…) o per altre pertinenze di carattere familiare (riempimento di piscine, ecc…). La norma fa anche espresso riferimento alla quantità massima di acqua che può essere estratta dalla falda, ovvero al massimo di 1 litro al secondo. Il prelievo annuo totale non deve superare i 1.500 metri cubi. Nella regione Sardegna però, ad esempio, le portate non devono essere superiori a 0,5 litri al secondo ed è escluso dall’uso domestico il riempimento di piscine e il funzionamento di apparati di climatizzazione. Occorrerà quindi sempre esaminare la Normativa Regionale e Locale in materia di pozzi.

Autorizzazione allo scavo del pozzo secondo il R.D. 1775/33

All art.95 del R. D. 1775/33 si legge:

…chiunque voglia procedere a ricerche di acque sotterranee o a scavo di pozzi nel fondo proprio o altrui deve chiederne autorizzazione all’ufficio del Genio Civile…

E’ per la realizzazione del pozzo che occorre seguire regole e normative che ovviamente possono variare da regione a regione. Ogni Regione tuttavia ha le sue Leggi Regionali da tenere in considerazione, pertanto questo articolo lo si deve vedere come una guida di massima. Notare che l’art. 10, comma 1 del D. Lgs n. 275/1993, stabilisce l’obbligo a carico dei proprietari, possessori o utilizzatori di pozzi esistenti, a qualunque uso adibiti, anche se non utilizzati, di denunciarne l’esistenza alla regione o provincia autonoma e alla provincia competente per territorio. Il termine per la presentazione delle autodenunce dei pozzi è stato da ultimo fissato al 31/12/2007. Non averlo fatto per tempo comporta una sanzione pecuniaria.

Istanze e documentazione generalmente richieste dalle amministrazioni

In genere l’ente a cui deve essere fatta la presentazione della domanda varia in base al’uso che si intende fare del pozzo e della sua portata. Generalmente le istanze per concessioni di grandi portate (non trattate in questo articolo) di cui all’art. 6 del R.D. n. 1775/33 (si tratta di portate superiori a 1000 litri al secondo per l’uso irriguo; portate superiori a 100 litri al secondo per gli altri usi), vanno inviate alla Regione, mentre negli altri casi ci si rivolge alla Provincia o Comune di competenza.

L’iter autorizzativo è, come al solito, non velocissimo e consta, a grandi linee, dei seguenti passaggi:

  • presentazione della domanda;
  • esame della documentazione;
  • apertura dell’istruttoria;
  • relazione di istruttoria e chiusura,
  • emanazione del provvedimento autorizzativo.

E’ d’obbligo, probabilmente in ogni Regione, rivolgersi a un professionista abilitato e iscritto all’albo (es. un ingegnere) per essere seguiti nei vari iter burocratico-autorizzativi e anche perchè tutti gli elaborati grafici e di progetto devono essere in genere firmati e validati proprio dal tecnico in questione.

In primis, occorre sempre verificare presso l’ufficio tecnico comunale l’assenza di vincoli idrogeologici nella zona in cui si vuole scavare il pozzo e l’assenza di altri vincoli (ambientale, paesaggistico, militare, ferroviario, ecc…). Nel caso in cui vi siano dei vincoli occorre ottenere il nulla osta dagli organi preposti (sempre se è possibile). Successivamente ci si potrà rivolgere all’ufficio provinciale per Suolo e le Acque sotterranee o Ambiente e Demanio Idrico, ecc, al quale fare le istanze e inviare documentazione richiesta. Da notare che queste procedure vanno fatte, sia se l’acqua viene trovata o meno.

Contenuti generali dell’istanza per la ricerca di acque sotterranee a uso domestico

La domanda la si può scaricare dai siti delle varie Province o del proprio Comune e avrà per oggetto qualcosa del genere :

“Istanza per la ricerca di acque sotterranee tramite pozzo per uso DOMESTICO in territorio del Comune di XYZ”.  (T.U. 11/12/1933 n. 1775 – art. 93 e/o altro riferimento a leggi regionali  o locali).

Nella stessa occorrerà specificare i propri dati anagrafici, quelli del tecnico progettista, della località in cui si effettuerà lo scavo, le caratteristiche del pozzo. Inoltre vi sarà l’elenco della documentazione e versamenti da allegare/effettuare. In genere si dovrà:

  • effettuare un versamento per diritti di segreteria/spese di istruttoria;
  • allegare marche da bollo;
  • fornire copia di atto di proprietà o di disponibilità (usufrutto o di enfiteusi) del terreno in cui verrà effettuato lo scavo;
  • visure e mappe catastali;
  • corografia in scala 1:25000 o 1:10000 in genere con indicazione del punto di scavo, il pubblico acquedotto, la rete fognaria, gli eventuali impianti di smaltimento delle acque nere, pozzi idrici situati nelle vicinanze;
  • planimetria catastale in scala 1:2000 (con indicazione del pozzo);
  • planimetria in scala 1:200 con indicato il punto di perforazione;
  • relazione idrogeologica e colonna stratigrafica;
  • relazione tecnica descrittiva sulle modalità di esecuzione della perforazione, la profondità massima raggiungibile, i particolari, le caratteristiche, l’uso dell’acqua prelevata dal pozzo e la quantità da emungere;
  • dichiarazioni varie (es. uso del pozzo non a scopo di lucro);
  • copia di documenti di identità e Codice Fiscale.

Ovviamente le richieste e gli oneri possono variare da amministrazione ad amministrazione. La durata dell’autorizzazione è di un anno.

Nota sul nulla osta idrogeologico

In generale, nelle aree sottoposte a vincolo idrogeologico, già individuate in base al R. D. 30 dicembre 1923, n. 3267, non è possibile effettuare movimenti di terra, disboscamenti, etc i quali potrebbero far perdere la stabilità ai versanti o turbare il regime delle acque. Successivamente la Legge 18 maggio 1989, n. 183 ha integrato con il concetto di protezione delle popolazioni, degli insediamenti, delle infrastrutture e prevenzione dal rischio per pericolo idrogeologico da inondazione e frane. Non è pertanto raro che il futuro pozzo ricada in una zona soggetta a vincolo idrogeologico.

Ogni regione ha una sua legge regionale o regolamento di riferimento. In generale la richiesta di nulla osta (Art. 21 R.D.1126/1926) va indirizzato all’ente di competenza (Regione, provincia, comune), con apposita istanza, allegando planimetrie varie, fotografie, relazioni varie (geologica, tecnica descrittiva…).

Nota sulla Relazione Idrogeologica

La Relazione Idrogeologica, dovrà contenere quanto riportato nell’art. 5, punto 2 del D. Lgs 12.07.1993 n° 275 (“disposizioni di carattere cautelare atte a garantire l’equilibrio tra il prelievo e la capacità di ricarica naturale dell’acquifero, ad evitare pericoli di intrusione di acque salate o inquinate….“)

Nota sull’autorizzazione paesaggistica

Nelle zone sottoposte a vincolo paesaggistico, ai sensi dell’art. 146 del Dlgs 42/2004, deve essere richiesta l’autorizzazione paesaggistica, nel caso in cui vi sia prevista la costruzione di un manufatto in soprasuolo. Fortunatamente, grazie al Dpr 31/2017, “Regolamento recante individuazione degli interventi esclusi dall’autorizzazione paesaggistica o sottoposti a procedura autorizzatoria semplificata“, al punto B.27 dell’Allegato B “Elenco interventi di lieve entità soggetti a procedimento autorizzatorio semplificato”, tra gli interventi ricandenti si trovano anche:

“manufatti in soprasuolo correlati alla realizzazione di pozzi ed opere di presa e prelievo da falda per uso domestico”;

pertanto si può, se è il caso, applicare la procedura autorizzativa semplificata.

S.C.I.A. per la realizzazione del pozzo e fine lavori

Al Comune di competenza dovrà essere presentata anche una S.C.I.A, (Segnalazione Certificata di Inizio Attività, come da T.U. DPR. 380/01). La perforazione di un pozzo rientra infatti tra le opere per cui essa si rende necessaria.

Nella S.C.I.A. occorrerà fornire dati anagrafici propri e del progettista, vari elaborati grafici, allegare titoli di proprietà, visure e mappe catastali. Da notare che alla sua presentazione non deve seguire un permesso o un’autorizzazione da parte del Comune, in quanto si tratta di una semplice comunicazione. La trivellazione del pozzo può iniziare il giorno stesso della presentazione, il Comune, tuttavia, ha 60 giorni di tempo per verificare la regolarità della segnalazione e può, se ne ricorrono i casi, provvedere all’interruzione dei lavori. La S.C.I.A. ha una durata di tre anni dalla presentazione.

L’impresa che esegue il lavoro rilascerà poi il documento di avvenuta perforazione, dove dichiarerà la natura del pozzo e del terreno. Al termine dei lavori va inoltre inviata la comunicazione ultimazione lavori di perforazione di un pozzo ad uso domestico ai vari uffici del comune e/o della provincia. Qualora la perforazione si sia spinta oltre i 30 metri, occorre fornire opportuna comunicazione all’ISPRA, secondo la Legge 464/84.

Spese da sostenere per la realizzazione del pozzo

I costi per la realizzazione del pozzo potrebbero essere costituiti in definitiva dalle spese per marche da bollo, diritti di segreteria, spese amministrative in genere, onorario del professionista che segue la pratica, spese ditta per di trivellazione (mediamente 60 euro/metro), spese per ditta di costruzione, spese per acquisto materiale da costruzione (mattoni, cemento…) e materiale idraulico (pompe, tubazioni…), materiale elettrico, spese di allaccio energia elettrica. In definitiva, orientativamente non è difficile spendere da 1500 a 7500 euro in tutto.

Sanzioni per mancata richiesta di autorizzazione

Come già detto in precedenza, l’art. 10, comma 1 del Decreto Legislativo n. 275/1993, stabiliva l’obbligo di presentazione delle autodenunce dei pozzi è stato fissato al 31/12/2007. La mancata presentazione entro quel termine è punita con una sanzione amministrativa pecuniaria da € 103 a € 619.
Per non aver richiesto l’autorizzazione del pozzo secondo l‘art. 95 del R.D. n. 1775/1933 il successivo art. 219 dello stesso R.D. prevede una sanzione amministrativa che varia da un minimo di € 10 a un massimo di € 516.
Per la non presentazione della S.C.I.A è prevista una sanzione amministrativa da € 516 a oltre € 10.000.

Normativa (testi completi in PDF)



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